P. CAVALCOLI E IL TRIBUNALE RIVOLUZIONARIO

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Negli aspetti teologici della questione sollevata dalle dichiarazioni di Padre Cavalcoli non voglio entrare. Sia perché di teologia ne so davvero poco, sia perché ritengo che in fondo qui la teologia non c’entri affatto. Quindi lascerò in sospeso il punto sulla teologica correttezza di quanto avrebbe detto il domenicano (nemmeno mi interessa stabilire quali siano state precisamente le sue affermazioni), anzi, per semplificare e meglio argomentare, ammetterò pure (senza però concederlo, proprio perché non intendo entrare nel merito) che padre Cavalcoli abbia torto.

Ecco, anche fosse così, la mia opinione generale non cambierebbe: stimerei ingiusto il comportamento dei vertici ecclesiastici. Sì, perché che la Chiesa rimproveri e addirittura censuri, scomunichi, scacci dalle sue fila chi esprime opinioni eterodosse, mi pare naturale (del resto tutti e non solo la Chiesa cattolica agiscono così… o credete che vi lascerebebro rimanere, ad esempio, all’interno di SEL, del PD, del Partito Radicale, della Juventus, del Milan, della Fiat ecc. ecc. se sosteneste posizioni nettamente contrapposte alla linea del partito o della società in questione? I casi di epurazioni “laiche” sono infiniti…), anzi, troverei la cosa positiva, segno di coraggio, logica e di salda volontà nel far rispettare i propri principi e valori.

Però quando poi rifletto sul fatto che da decenni la Chiesa sta dando spazio al suo interno senza battere ciglio (fra cattedre universitarie, firme sui suoi media, autori nelle sue case editrici, sacerdoti contestatori  e cortilate dei gentili varie…) a quanto di meglio l’eresia, l’eterodossia, l’ateismo, il laicismo, l’anticlericalismo e perfino l’aperto anticattolicesimo producono…  ovvero quando penso alla sua incessante attività di “costruttrice di ponti”… a senso unico (ossia su cui i cattolici genuflessi vanno verso gli altri facendo innumerevoli concessioni e mai viceversa) per avvicinarsi ad esponenti di ogni sorta di religioni (cioè a persone che hanno su Dio opinioni sicuramente assai meno rientranti nella dottrina cattolica di quelle che avrebbe mai potuto esprimere padre Cavalcoli)… beh, ho l’assoluta certezza che quello della teologia (fosse pure una astrusa e rinnovata teologia cattolica) sia solo un pretesto.

In breve: la questione non è affatto teologico dottrinale ma essenzialmente ideologica. E neppure fondata su di un’ideologia elaborata dalla Chiesa stessa, ma sulla perenne e muffita ideologia laicista “giacobina” (nella sua più recente versione) davanti alla quale (un po’ per paura, ma, soprattutto perché gran parte della gerarchia l’ha adottata) la Chiesa si è oramai inginocchiata.

Non esiste più un Sant’Uffizio che reagisce autonomamente e direttamente per reprimere ogni deviazione, ogni eresia, ogni scorrettezza… Oggi come oggi, in Vaticano stanno muti e silenti, sempre, qualsiasi cosa (comprese le più feroci e terribili) venga fatta o detta contro la Fede e i fedeli, salvo che il “Tribunale rivoluzionario” permanente che controlla e gestisce – più di quanto vogliamo ammettere o di quanto possiamo accorgercene – le nostre esistenze (creando nel singolo il costante terrore di trovarsi additato come reprobo, lasciato in pasto alla pubblica opinione quale nemico del popolo, del progresso, del buon senso, tacciato di fanatismo, razzismo, oscurantismo, fascismo, omofobia ecc. ecc. e come tale condannato all’ostracismo sociale… che non significa solo generale riprovazione – che è già pena tremenda – ma, in concreto, il rischio di perdere il posto di lavoro, di subire condanne giudiziali, di perdere diritti ecc. ecc.), faccia scattare l’allarme. Allora, appena i tanti guardiani della rivoluzione (Repubblica, Rai 3, Rai2, Rai 1, La7, Il Corriere, Il Fatto, La Stampa, Radio Radicale, L’ANPI, l’ONU, l’UE, Emergency, Amnesty International, i Sindacati, le Università… e via via l’infinito numero di centri di controllo, produzione e diffusione del verbo giacobino) iniziano a ringhiare, la gelatinosa galassia ecclesiastica, si ridesta e, tremebonda e genuflessa (quando non altrettanto bavosamente ringhiosa), si accoda e condanna e punisce a sua volta.

Perché diciamola tutta, reale o meno che sia l’eresia contenuta nelle parole del padre domenicano, se queste non avessero infastidito il “Comitato di Salute Pubblica” – non avessero cioè contravvenuto a qualcuno dei dogmi laicisti – come quello del “love is love”, quello del buonismo universale, del dio impotente e bonaccione, ma ancor più, nel caso specifico, quello della santità dei rapporti omosessauli…, (scommetto, infatti, che se il religioso avesse detto che il terremoto è stato il castigo inviato da Dio per la non perfetta accoglienza dei migranti… nessuno avrebbe avuto nulla da eccepire) mai il Vaticano avrebbe di sua sponte osato condannarle; le avrebbe tranquillamente intascate o magari esaltate come ha avuto faccia di fare con le parole e gli atti (quelli sì certamente terribili e anticattolici) di Fo, di Pannella, della Bonino, di don Gallo… o come ha fatto di recente con quelli di Lutero, come farà fra qualche giorno incontrando i leoncavallini di tutto il mondo!

Insomma, se vogliamo discutere ancora della faccenda discutiamone, ma lasciamo perdere la teologia… non scomodiamo la Bibbia, i Vangeli, non mettiamoci ad imparare il Sanscrito o l’Ebraico antico… con la nuova chiesa tutte queste cose non hanno più nulla a che fare.

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